Le osservazioni delle associazioni ambientaliste al progetto TAV Torino-Lione

Il progetto preliminare di LTF sull’AV Torino-Lione non regge:

mancanze sui conti, sulle alternative, sulla geologia, sull’ambiente

 

Chiediamo l’interruzione della procedura di valutazione di impatto ambientale della tratta di valico italo-francese della TAV Torino-Lione perché LTF (la società partecipata dalla italiana RFI e dalla francese RFF), non ha fornito gli elementi essenziali previsti dalla normativa italiana per poter valutare un’opera che prevede un tracciato di 76 km in galleria (57 del tunnel di base e 19 del tunnel dell’Orsiera), dal costo complessivo di oltre 10 miliardi di euro (di cui quasi 7 a carico dell’Italia). Censuriamo la superficialità con cui si sta procedendo nella elaborazione di un progetto di un’opera non necessaria che, dato il ricorso alle procedure della Legge Obiettivo, si vuole imporre alle popolazioni e agli enti locali”. E’ questa la principale richiesta di WWF, Federazione nazionale Pro Natura, Legambiente, Italia Nostra, che hanno consegnato le loro circa 90 pagine di Osservazioni (allegate al fondo della rpesente notizia) nell’ambito della procedura Valutazione di Impatto Ambientale sul progetto preliminare apertasi il 10 agosto scorso.

Le associazioni ambientaliste denunciano, come già anticipato in una lettera inviata al Ministero dell’ambiente il 29 settembre scorso, che mancano degli elementi essenziali per valutare il rapporto costi/benefici dell’opera, non sono chiari i criteri con cui sono state valutate le alternative di progetto, non sono stati compiuti approfonditi studi geologici ed idrogeologici, è stata presentata una valutazione di incidenza sulle aree tutelate dall’Europa (SIC e ZPS) assolutamente lacunosa.

Le associazioni ambientaliste sostengono che (come si sa dalla metà degli anni ‘90 quando si fecero le prime verifiche sulla redditività dell’opera) la realizzazione di una nuova linea ad Alta Velocità, dedicata esclusivamente ai passeggeri, data la scarsità del traffico, non si giustifica, né appare necessario realizzare un nuovo tunnel di base, considerata la potenzialità del valico ferroviario esistente. Infatti:

1.  il traffico ferroviario sulla direttrice Lione-Torino ha subito negli ultimi dieci anni un sostanziale ridimensionamento (-54%) tra il 1997 (10 milioni di t/a) ed il 2008 (4,6 milioni di t/a), mentre il flusso complessivo (strada+ferrovia) si è stabilizzato intorno al livello di 50 milioni di t/anno.

2.  secondo gli scenari ufficiali validati dallo stesso Osservatorio tecnico della Val Susa (coordinato dall’architetto Mario Virano) il traffico merci ferroviario, pari a 6,5 milioni di tonnellate nel 2004 avrebbe successivamente dovuto crescere ad un tasso medio del 3,6% annuo, mentre nel 2008 (dati Alpinfo) si è registrato un deficit del 38% rispetto alle attese iniziali e, soprattutto, con un trend pari al -8,3%.

Le associazioni, con riguardo alla procedura di VIA, osservano che LTF:

    non ha fornito uno studio di fattibilità economico-finanziaria che presenti un calcolo costi-benefici positivo, come previsto tra l’altro dalla Legge Finanziaria del 2004;

    nella valutazione comparativa delle alternative, prevista dalla normativa italiana sulle infrastrutture strategiche, per perfezionare la procedura di VIA, non ha tenuto conto delle proposte presentate da vari soggetti, tra cui la Provincia di Torino, e ha compiuto rimandi ad un progetto della tratta italiana che ancora non esiste;

    ha condotto gli studi geologici, idrogeologici e geotecnici con grande superficialità, non valutando gli impatti su ben 70 punti d’acqua a rischio di captazione (sorgenti o fontanili) attraversati dal tunnel di base, né su ben 12 tra rii e torrenti nell’area dell’Orsiera, né ha valutato approfonditamente la dinamica delle frane situate agli imbocchi ovest ed est del progettato tunnel dell’Orsiera o l’effetto diga provocato dal novo argine che si vorrebbe costruire in destra Dora nella zona di Susa;

    ha compiuto una valutazione di incidenza, prescritta dalle Direttive europee Habitat e Uccelli, che non corrisponde agli standard tecnici comunitari su 5 SIC, tra cui una ZPS.

Non solo, approfondendo le analisi sul progetto preliminare e sullo Studio di impatto ambientale prodotti da LTF emerge che questo non tiene conto degli strumenti urbanistici dei Comuni interessati e del Piano paesaggistico regionale vigente: fatti questi particolarmente gravi non solo per l’impatto che questa opera quando sarà costruita avrà sulle aree urbanizzate e sul territorio, ma nella stessa fase di cantiere, che durerà almeno 7 anni.

 

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