Impianti sciistici dismessi della Provincia di Torino

Un progetto realizzato da Pro Natura Torino in collaborazione con CIPRA ITALIA con il Contributo della Provincia di Torino nella prima metà del 2005

Coordinamento della ricerca, impaginazione, redazione delle schede a cura di Francesco Pastorelli – CIPRA Italia

Foto e ricognizioni sul territorio provinciale, effettuate dai soci volontari di Pro Natura Torino

Responsabile del progetto: Fabio Balocco – Pro Natura Torino

PREMESSA
Ad iniziare dagli anni sessanta, complici spesso capitali esterni, la montagna piemontese (e non solo quella) puntò sullo sci di pista per sfruttare turisticamente la stagione invernale. Dappertutto fu un fiorire di nuove stazioni, spesso assolutamente create dal nulla, dove cioè non vi era neppure una comunità locale stabile (Prato Nevoso, Artesina), talvolta con nomi di pura fantasia (Valle dei Castori).
Complici un certo benessere che cominciava sensibilmente ad avvertirsi ed inverni nevosi, queste stazioni godettero di un periodo di buona salute. Poi, dapprima l’orientarsi dei gusti dei fruitori verso stazioni che offrissero ampie zone sciabili e molti servizi, sull’esempio francese (domaine skiable) e, in seguito, la progressiva rarefazione delle precipitazioni, che fece sì che solo le stazioni dotate di adeguato innevamento artificiale potessero coprire l’intera stagione, condannarono molte stazioni minori all’agonia ed alla chiusura dei battenti.
Come la nascita delle stazioni riguardò tutto l’arco alpino, così fu anche per la morte. Un fenomeno, questo, ormai oggi assestatosi: delle piccole stazioni sopravvivono solo alcuni sporadici esempi, spesso foraggiati con denaro pubblico (Ala di Stura).
Purtroppo, morte le stazioni, rimangono gli scheletri. Questa è la regola generale, che poi è estensibile un po’ a tutte le attività industriali dismesse. Solo che in montagna piange il cuore vedere spesso ampie porzioni di territorio costellate da palificazioni obsolete, e costruzioni dirute, quando basterebbe relativamente poco per risanare il territorio.
Ecco, dalla volontà di censire questi siti è nato il nostro progetto finanziato dalla Provincia di Torino. Ma la volontà di censire i siti dismessi non è né vuole essere fine a se stessa. Due sono gli intendimenti che l’associazione si pone nel rammostrare il risultato della propria capillare ricerca.
Il primo è quello cui si accennava dianzi “basterebbe poco per risanare”. In Piemonte esiste addirittura una apposita norma sui siti degradati (art. 12 L.R. 32/1982), che potrebbe essere utilmente utilizzata per ripristinare questi territori e ridargli una dignità. Purtroppo, la mancanza di sensibilità da parte degli amministratori (non certo la carenza di mezzi, che per realizzare nuove opere si rinvengono sempre) ha fino ad oggi impedito che ciò avvenisse. Mancanza di sensibilità, peraltro, non limitata al Piemonte o all’Italia se è vero che all’estero si assiste persino ad un’opera di supplenza da parte del movimento ambientalista (Mountain Wilderness France).
Il secondo è di costituire un monito: non si facciano più gli errori del passato, non si finanzino più operazioni destinate visibilmente a fallire, e, per quanto riguarda in generale il turismo montano, si punti finalmente su una fruizione il più possibile dolce, che non intacchi quel capitale costituito dalle bellezze naturali che è alla base dell’industria turistica stessa.
Fabio Balocco  – Pro Natura Torino

INTRODUZIONE
Scopo di questo progetto era inizialmente quello di effettuare una mappatura di tutti i siti dimessi presenti sul territorio montano della Provincia di Torino.  Si pensava non soltanto agli impianti sciistici (anche se questi rappresentano i casi più eclatanti), ma anche a centraline idroelettriche, edifici o strutture artigianali e commerciali, manufatti abbandonati ecc. La limitatezza delle risorse a disposizione ci ha indotti a compiere una scelta ed a dedicarci esclusivamente ai siti adibiti a piste da sci con impianti ed infrastrutture annesse.
Impianti realizzati per lo più nel periodo che va dagli anni Sessanta ad inizio anni Ottanta, per lo più di dimensioni modeste, che con i primi inverni con scarsità di precipitazioni nevose entrano in una crisi irreversibile; vani sono stati i vari tentativi di dare ossigeno alle stazioni (quasi sempre con denaro pubblico) e si è finiti sempre per abbandonare all’incuria tralicci, impianti, piste e strutture ricettive, con grave danno per il paesaggio e spesso con pericolo per gli eventuali frequentatori. Le località interessate sono infatti ancora meta turistica per escursionisti e scialpinisti; lo sarebbero ancor più se alcuni “mostri di cemento” fossero abbattuti, se al posto dei tralicci tornassero a crescere i larici, se i prati ed i pendii fossero ripuliti dalle montagne di ferro arrugginito e macerie. Rimuovere, bonificare, comporta indubbiamente dei costi. In alcuni casi il comune sul cui territorio giaceva un impianto abbandonato ha provveduto a proprie spese alla rimozione, ma non sempre ciò è stato possibile anche per le ristrettezze economiche in cui si trovano i piccoli comuni di montagna. In altri casi le proprietà degli impianti sono di privati (o di curatori fallimentari!) cosa che non agevola alcun tentativo di recupero o bonifica. Sorprendente è, inoltre, l’illusione di ripristino di alcuni impianti da parte di addetti ai lavori in tempi di ristrettezze economiche dove le stazioni invernali lottano per la sopravvivenza. Fortunatamente si tratta di una esigua minoranza di persone; quello che si vedrà nella documentazione fotografica seguente non è che una parte (volutamente molto significativa) di ciò che qualunque escursionista può vedere con i propri occhi recandosi in una delle località riportate di seguito.
Ci siamo resi conto, conducendo l’indagine, che probabilmente qualche impianto sarebbe sfuggito al nostro censimento (vuoi per le difficoltà che ci sono state nel ricevere segnalazioni dagli enti locali, vuoi per il fatto che per alcuni impianti, di modeste dimensioni, abbandonati da molto tempo, e situati in zone poco frequentate, se ne è persa la memoria). Così, a titolo di esempio, abbiamo scoperto, proprio mentre questo dossier andava in stampa, dell’esistenza di un modesto impianto abbandonato da molto tempo e già immerso nella vegetazione che si è riappropriata degli spazi, nei pressi del comune di Usseglio nelle Valli di Lanzo. Oppure, volutamente abbiamo trascurato quegli impianti di dimensioni davvero modeste o parzialmente in uso come gli skilift di Balme e Chialamberto (sempre nelle Valli di Lanzo). Allo stesso modo non sono stati presi i considerazione impianti di risalita non adibiti allo sci (Pra Catinat in Val chisone).
Le valli da noi prese in esame e nelle quali ricadono i siti descritti riguardano un po’ tutto il territorio montano della provincia di Torino. Dalla Valle Pellice, dove abbiamo individuato gli impianti del Vandalino, all’alta Valle di Susa con gli impianti di Beaulard e Pian Gelassa. Dalla Val Sangone con gli impianti dell’Aquila, al Colle del Lys (tra Valle Susa e Valle di Viù) agli impianti dei Tornetti sempre nella Valle di Viù per finire a quelli della Cialma in Valle Orco e Cima Bossola in Val Chiusella.
Nelle pagine che seguono viene riportata, per ogni sito, una riproduzione della carta IGC con evidenziata la località, quindi una scheda informativa sulla località realizzata dalla CIPRA Italia che ha coordinato l’iniziativa, e per finire alcune fotografie significative.
Tutto il materiale fotografico raccolto è archiviato su CD Rom ed in parte stampato. E’ nelle intenzioni di Pro Natura Torino utilizzare questo materiale per poter in futuro realizzare una mostra sul tema ed un CD Rom multimediale.
Francesco Pastorelli  – CIPRA Italia


Nuove autorizzazioni all’esercizio e concessioni di impianti di risalita saranno condizionate allo smontaggio e alla rimozione degli impianti di risalita fuori esercizio e alla rinaturalizzazione delle superfici inutilizzate con priorità alle specie vegetali di origine locale.

Protocollo Turismo della Convenzione delle Alpi, Art. 12 (Impianti di risalita)


TERRITORIO MONTANO DELLA PROVINCIA DI TORINO

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