Città e Parco della Salute a Torino: tanti dubbi, poche certezze

LE ORIGINI DEL PROGETTO
La storia del progetto di un vasto polo ospedaliero sanitario e di ricerca farmaceutica e sanitaria a Torino, nelle sue varie denominazioni, ha coinvolto come è noto ben 4 Presidenze della Regione Piemonte, nell’arco di un quindicennio, dal 2003 al 2018, e sembra oggi essere in dirittura d’arrivo, almeno stando alle dichiarazioni e agli intenti dei governanti della nostra Regione; ma troppe volte abbiamo letto e sentito annunzi in merito al prossimo avvio di questa vasta operazione.
Innanzitutto: andiamo alle radici del problema.
In questo lungo arco di tempo il “Parco della Salute” ha rappresentato qualcosa che solo in parte ricade nei piani sanitari propriamente detti, ovvero nelle necessità di ammodernamento e ristrutturazione del sistema sanitario e ospedaliero di Torino e del Piemonte, certo indiscutibili.
La “natura dell’oggetto” è altra. Si parte dall’idea base di Mario Virano, che nel gennaio del 2003 (insieme con Maggiora, Verme e Dezzani) aveva proposto in un brillante libretto la realizzazione del THP, ovvero “Turin Health Park”, legandola alla “sfida olimpica per la città”.
Partendo dalla considerazione per cui ormai quasi 1/3 del PIL è rappresentato dalla sanità, e da tutte le attività connesse con la salute, che costituiscono un vastissimo campo di investimento, vi si prospettava il riutilizzo del “distretto olimpico” a cavallo della ferrovia, dal Lingotto ai Mercati Generali, per “una iniziativa imprenditoriale di sviluppo in project financing per la nascita di un polo di eccellenza sanitaria inteso come insieme di attività che ruotano intorno al tema della salute: ricerca, innovazione tecnologica e produttiva, cura, assistenza, informazione, ricettività e servizi vari”; una “filiera di attività che vanno dalla ricerca alla cura, alla produzione prototipale di servizi connessi, dalla didattica all’informazione … un’operazione di tipo complesso, che al suo interno comprende anche un fondamentale laboratorio applicativo (in corpore vili) che si chiama ospedale”.
Trascurando un commento sul termine “in corpore vili” (ovvero su quel laboratorio che si sviluppa sul nostro corpo), possiamo dire che dal 2003, con gli enunciati di Mario Virano, e fino al progetto attuale, la filosofia di fondo non è cambiata.
Vale a dire il THP è un progetto che contiene anche un ospedale, ma soprattutto dovrebbe essere una  opportunità di investimento per i grandi operatori privati che operano nel campo della ricerca farmaceutica e della sperimentazione di nuovi metodi di cura, opportunità che dovrebbe essere finalizzata non solo alla trasformazione  di un importante pezzo di città, ma al  complessivo rilancio economico del sistema urbano. La sanità è vista come “motore di sviluppo”.
Questo ha fatto sì che, nelle discussioni di questi anni, le concrete necessità di ristrutturazione del sistema ospedaliero e della sanità pubblica passassero sovente in secondo piano, aggravando i problemi esistenti in attesa di questo “grande progetto”.

LA “CITTÀ DELLA SALUTE” DI TORINO DAL 2003 AL 2014
Si tratta di una vicenda complessa, che insieme con le politiche sanitarie si è venuta intrecciando sempre più con le scelte di politica urbanistica e di governo del territorio di Torino e della sua area metropolitana.
La storia partì nel 2003, con l’acquisizione da parte della Regione Piemonte per 55 milioni di Euro della vasta area (193.000 mq.) prima occupata dalla FIAT Avio, proprio mentre si discuteva il futuro delle aree poste tra l’asse di via Passo Buole e il Lingotto, in stretto legame con la realizzazione degli impianti olimpici (complesso dell’Oval, in capo alla città di Torino) e con una possibile connessione col futuro dell’ex-MOI, al di là dei fasci ferroviari.
Un “distretto olimpico” che allargava il suo orizzonte anche al possibile “arretramento” al Lingotto della Stazione di Porta Nuova, creando un nuovo asse di sviluppo (soprattutto immobiliare) tra quest’ultima e il quartiere Lingotto: una specie di nuova “Spina” rivolta a Sud, per cui si prospettavano grandi aspettative di “valorizzazione” delle aree sia pubbliche (in capo a RFI) sia private (aree industriali dismesse o in fase di dismissione).

Le aree FIAT Avio e Molinette 2
Acquistate dalla Regione le aree FIAT Avio (che si trasferiva a Rivalta) dall’immobiliarista Luigi Zunino, nell’ottobre del 2003 venne firmato un Protocollo d’Intesa tra Regione, Città di Torino, Politecnico, Università e RFI per realizzare il “Parco della Salute”(o “Molinette 2”) non solo nell’area della FIAT Avio ma anche in  quelle ad essa collegate (complessivamente circa 317.000 mq.), che avrebbe dovuto portare in breve ad un Accordo di Programma per costruire le  “Molinette 2”.
Con esso si postulava inoltre un futuro successivo utilizzo anche delle aree situate a Ovest della ferrovia, non solo le Arcate del MOI  ma anche le ex-Dogane.
Il Comune di Torino si impegnava anche ad approvare le varianti urbanistiche (da industria a servizi e residenze) per le aree della FIAT Avio, e successivamente per le aree delle Molinette, da dismettere.
La “valorizzazione immobiliare” delle aree delle vecchie Molinette avrebbe dovuto anche generare risorse (in capo all’Università) per realizzare un nuovo grande polo ospedaliero, centri di ricerca, formazione e didattica; RFI si impegnava al contempo a realizzare una nuova “Stazione a Ponte”,  superando la vecchia Stazione Lingotto, e ne avrebbe ricavato una cospicua valorizzazione delle aree di sua proprietà.
Le “Molinette 2” prevedevano già allora (come oggi) un ridimensionamento dei posti letto, ridotti circa 900, e si dichiarava che l’operazione avrebbe comportato investimenti per oltre 500 milioni di Euro (nel 2003).
L’area acquisita dalla Regione era stata passata dalla FIAT ad IPI (società immobiliare del gruppo), con altri immobili, e quest’ultima era stata rilevata dall’immobiliarista Luigi Zunino, titolare della società “Risanamento”.
Questi veniva anche ricevuto dal Sindaco Chiamparino l’8 aprile 2003 a Palazzo Civico, prospettando  possibilità di grandi intese sul futuro della città.

Urbanistica e problemi di bonifica
Nelle operazioni era coinvolto un cartello di imprenditori, tra cui il gruppo Gavio, per costruire le cosiddette Molinette 2. Ma nel 2004, mentre era in corso un’indagine della Procura sulla congruità del prezzo corrisposto dalla Regione per l’acquisto dell’area, i cui interventi di bonifica dovevano essere a carico di Zunino, IPI veniva ceduta da quest’ultimo all’immobiliarista romano Danilo Coppola.
Le indagini della Procura sull’acquisto dell’area si agganciavano anche ad alcuni appalti per le opere olimpiche, in capo all’Agenzia Torino 2006.
La storia è molto intricata, e troppo lungo sarebbe ricostruirla nei dettagli. L’idea prevalente era quella di mettere in piedi quello che allora venne definito “l’affare del secolo”, agganciandolo alle Olimpiadi (villaggio olimpico al MOI e riutilizzo delle Arcate), che avrebbero dovuto fare da traino per le operazioni successive. Ma le indagini della Procura, che toccava anche la mancata bonifica delle aree, pur avendo toccato numerosi dirigenti e politici regionali, vennero di fatto insabbiate.
Non vi era comunque un consenso così ampio verso l’idea di costruire le “Molinette 2” nell’area della FIAT Avio. Il Presidente della Provincia di Torino, Saitta, e il vice-sindaco di Torino Calgaro, nutrivano all’epoca molti dubbi, e nell’aprile del 2004 lo ritenevano “un progetto asfittico”, collocato in un’area troppo ristretta e logisticamente inadatta,  troppo densa dal punto di vista urbanistico, a rischio di saturazione.
Ma intanto era stato siglato il Protocollo d’Intesa con la Regione, e subentrò il silenzio, per il timore di perdere ipotetici grandi finanziamenti pubblici promessi dal Ministero della Salute.
Sappiamo poi come dopo le Olimpiadi del 2006 la storia della città abbia preso altre direzioni, una volta cadute le grandi aspettative post-olimpiche e scoppiata la bolla immobiliare e finanziaria del 2008, col ridimensionamento di tante operazioni di carattere specultativo. La parabola degli immobiliaristi Zunino e Coppola si era conclusa anche prima, in quanto travolti da indagini giudiziarie, seguite dalla loro scomparsa dalla scena.

Altre ipotesi con la presidenza Bresso
Nel frattempo era cambiata la guida della Regione, con  la presidenza assunta da Mercedes Bresso nella primavera del 2005.
Poco dopo il suo insediamento emergeva chiaramente  la volontà di proporre scelte molto diverse per realizzare il Parco della Salute, cancellando l’ipotesi FIAT Avio.
Tra il 2005 e il 2006 vennero infatti messe in campo diverse ipotesi localizzative: utilizzo delle caserme e ospedali militari affacciati su piazza d’Armi (proposta del Sindaco Chiamparino, settembre 2006); gli uffici del S. Paolo a Moncalieri con le aree circostanti; parte delle aree della FIAT Mirafiori (prima della cessione agli Enti territoriali e della nascita di TNE); ma soprattutto l’area del Campo Volo di Collegno (proposta di Saitta), collegandolo anche col campus universitario di Collegno;  il potenziamento del complesso dell’Ospedale San Luigi ad Orbassano; le aree di corso Marche; il riutilizzo di Palazzo del Lavoro, ed altre ancora.
Ma infine, nel 2007, la Regione con la Giunta Bresso scelse decisamente  il sito di Grugliasco, sia perché avrebbe dovuto raccordarsi collo sviluppo delle facoltà universitarie (un nuovo polo scientifico) tra Torino e Grugliasco, sia perché collegato col progetto del corridoio infrastrutturale di corso Marche legato alla “Gronda Nord” del TAV.
Si iniziò così a costruire uno schema di Accordo di Programma che avrebbe dovuto portare al nuovo insediamento, nel contesto di un Piano Regionale per l’Edilizia Sanitaria di valenza decennale che ammontava ad oltre 3 miliardi di Euro, a cui lavorava l’Assessore al Bilancio Paolo Peveraro (distribuito tra Novara, Moncalieri, Vercelli, Alessandria, Domodossola), con nuovi ospedali (circa 2 miliardi)  e adeguamento di quelli esistenti.
La Città della Salute di Torino (o meglio di Grugliasco) doveva svilupparsi su un’area di quasi 300.000 mq., e  si diceva che avrebbe comportato  un investimento di 600 milioni di Euro; nel suo complesso il piano  avrebbe dovuto per larga parte autofinanziarsi con la “messa a reddito” del patrimonio delle Aziende Sanitarie (ovvero dismissioni e cambi di destinazione d’uso), da attuarsi con una società “in house”, e con la dismissione di buona parte delle Molinette.
Il costo complessivo dell’operazione secondo le stime dell’epoca superava il miliardo di Euro.

IL GRATTACIELO DELLA REGIONE
Tutto questo piano si intreccia però, come è ovvio, con il destino delle aree della ex-FIAT Avio.  Se la Giunta Ghigo prevedeva di realizzare la nuova sede degli uffici regionali  in un‘area di Spina 1 (ex-Materferro), con un edificio a torre di ca. 100 metri, secondo il progetto dell’arch. Fuksas deciso alla fine degli anni ’90, la nuova scelta del sito di Grugliasco cancellava la Città della Salute nell’area della FIAT Avio.

Che fare allora di queste aree di proprietà della Regione?
Viene avanti così la proposta di spostarvi il Palazzo Unico degli uffici della Regione, con un edificio a torre che raddoppia l’altezza del progetto Fuksas in Spina 1; l’area dovrebbe ospitare anche la sede della Presidenza e della Giunta (quest’ultima  parte viene poi cancellata).
Si arriva così alla procedura di stipula nel 2008 di un Accordo di Programma (ratificato il 5 novembre 2009 ed efficace dal febbraio 2010) che cambia la destinazione urbanistica di questo vasto comprensorio, che dovrebbe comprendere, oltre al grattacielo della Regione (70.000 mq.) e le sedi istituzionali (25.000 mq.), anche residenze e attività commerciali per 96.000 mq, valorizzando le proprietà della Regione ma soprattutto  altre aree poste tra il grattacielo, il Lingotto e l’Oval (in particolare quelle di RFI), cambiandone ulteriormente la destinazione urbanistica.
E inizia così la vicenda della costruzione del grattacielo della Regione, che stando agli annunzi recenti dovrebbe concludersi (se tutto andrà bene) per la fine del 2019. Le aree di proprietà RFI (oggi Sistemi Urbani) ne traggono, come già ipotizzato nel 2003, e come poi ratificato nell’attuale Accordo di Programma per la nuova Città della Salute (diventata nel frattempo “Parco della Salute”), una cospicua valorizzazione immobiliare, per la quale non è definita la contropartita per la Città, non essendovi alcun impegno concreto per costruire la ormai mitica nuova “Stazione a Ponte” del Lingotto promessa fin dal 2003.
Ricordiamo anche che sull’Accordo di Programma del 2009 Pro Natura presentò anche corpose osservazioni di carattere urbanistico, paesaggistico, trasporti stico e ambientale (in fase di Valutazione Ambientale, per la procedura di VAS), a cui non si diede all’epoca una vera risposta.

Le spese per il grattacielo
Non vogliamo qui entrare in merito alle vicende del Grattacielo della Regione. Il progetto doveva, tanto per cambiare, autofinanziarsi, attraverso il sistema del “leasing immobiliare in costruendo”, mentre la Regione avrebbe dovuto solo pagare una sorta di “canone” derivante dal risparmio sugli affitti e dalla dismissione delle sue diverse sedi cittadine. Il trasloco degli uffici regionali avrebbe dovuto essere completato nella primavera del 2015 (!).
La “valorizzazione” delle altre  proprietà della Regione nelle aree della ex-FIAT Avio (96.000 mq.) avrebbe dovuto contribuire a far quadrare i conti dell’operazione.
Detto per inciso, sarebbe interessante avere oggi una completa rendicontazione delle spese effettivamente sostenute dalla Regione per il suo grattacielo: cambi di progetto, varianti in corso d’opera, bonifica dei terreni, opere di urbanizzazione, impianti tecnologici, future sistemazioni e arredamento degli uffici.
Ci auguriamo oggi che, almeno nel  2019, venga presentato un bilancio consuntivo dei costi della “torre”; una stima prudenziale ammonta a nostro parere a non meno di 300 milioni di Euro.
In concreto, per quanto ci è dato sapere, per la sua costruzione la Regione accese, all’epoca, un mutuo di 262 milioni di Euro col Monte dei Paschi di Siena. Ma  sulle modalità di finanziamento della costruzione del grattacielo, nel 2014 si aprì un’indagine della Corte dei Conti e della Finanza, anche per via delle parcelle emesse dall’arch. Fuksas.
Ma anche di questa indagine si perdono poi le tracce.

RISTRUTTURARE IL COMPLESSO DELLE MOLINETTE E DI ITALIA ’61?
Successivamente, caduta la Giunta Bresso e subentrata la presidenza di Cota, cade come sappiamo l’ipotesi di Grugliasco e si pensa alla costruzione di due torri  nell’area stessa delle Molinette, S. Anna e S. Margherita, che dovrebbero essere oggetto di una completa ristrutturazione.
L’asse rettore della ristrutturazione e di due piccole torri dovrebbe essere quello di corso Spezia. Nel 2010 un incontro tra il Presidente Cota appena insediato e il Sindaco Chiamparino rilancia l’ipotesi Molinette, in accordo col Rettore dell’Università, Pellizzetti, cancellando Grugliasco. Iniziano studi e approfondimenti, e nel settembre del 2013 la Giunta Cota presenta un progetto di massima “low cost”, un Master Plan elaborato dall’ARESS (oscar Bertetto), basato soprattutto sulla costruzione di una nuova “torre chirurgica” in corrispondenza dell’ospedale San Lazzaro su via Cherasco, di una nuova “torre medica”, e di nuovi poli per la didattica, la ricerca e l’accoglienza, da attuarsi in una “fase II”, sempre nelle aree delle Molinette, ipotizzando una possibile vendita degli edifici affacciati sul Po.
Il tutto dovrebbe comportare un investimento di 383 milioni di Euro, in parte già stanziati dal Governo, e si annunziano le prime conferenze di servizi che dovrebbero portare ad approvare il progetto (da condividersi con Ateneo e Città di Torino) nella primavera del 2014.
Ma, come sappiamo,  anche questo nuovo capitolo della “Città della Salute”  si chiude rapidamente nel 2014 la caduta della Giunta Cota e con il subentro della nuova presidenza di Chiamparino.

LE BONIFICHE DELL’AREA FIAT AVIO
Un capitolo che dovrebbe essere approfondito a parte è quello dei costi per la bonifica delle aree della FIAT Avio, a partire da quelle interessate dalla costruzione del grattacielo.
Una prima parte di questi costi ricadde sull’immobiliarista Luigi Zunino (si parla di 6,9 milioni di Euro), ma la parte più cospicua venne poi a ricadere sulla Regione.
Una stima complessiva iniziale di questi costi parlava di 20 milioni di Euro; un primo intervento nelle aree attorno al grattacielo costò alla Regione 4,5 milioni di Euro, ma non sappiamo quanto fu speso successivamente. Si legge nelle cronache di un importo di circa 8 milioni di Euro, ma il balletto delle cifre non è facilmente comprensibile.
Oggi, per la bonifica delle aree coinvolte dal progetto del “Parco della Salute”, dovrebbe partire a breve una gara della Regione per l’importo di 18,5 milioni di Euro, non sappiamo se esaustiva.
Di mezzo, ricordiamo, ci sono state indagini della Procura e della Corte dei Conti.
I terreni acquisiti dalla Regione sono risultati inquinati da metalli pesanti, idrocarburi, depositi di oli minerali, amianto, arsenico e cromo esavalente.
L’immobiliarista Zunino, accusato di aver truffato la Regione nella vendita dell’area, dopo una sentenza della Cassazione del 2012, venne infine prosciolto per la prescrizione del reato.
Nel 2013 si aprirono anche altre indagini per le modalità degli interventi di bonifica, poiché, “giocando al risparmio”, una parte delle terre da scavo finì per consolidare il terreno nella costruzione dei parcheggi per la Reggia di Venaria.
Tutti questi, ed altri filoni di indagine, sono purtroppo regolarmente finiti nel nulla, e in futuro saranno sepolti nel dimenticatoio. Il tutto però ha pesanti ricadute anche sulle scelte urbanistiche odierne, con una gravosa eredità di oneri passivi.
Alla fine, per completare le bonifiche anche nei terreni del Parco della Salute (che richiedono particolare attenzione in rapporto con la destinazione d’uso), risulterà di fatto che gli importi impegnati, tirando le somme, avranno superato lo stesso prezzo di acquisto dei terreni.
Ma allora, perché nessuno ha mai dovuto rispondere di “incauto acquisto”?

IL NUOVO “PARCO DELLA SALUTE E DELLA SCIENZA”
Veniamo ora alla storia più recente di questi ultimi anni, ovvero al rinnovarsi della scelta  di costruire il Parco della Salute nelle aree della FIAT Avio.

La presidenza Chiamparino
Con una totale “inversione a U”, e come in un giuoco dell’oca, dopo aver in un primo tempo sostenuto la proposta del Presidente uscente Cota, nell’aprile del 2014 il candidato Presidente della Regione Sergio Chiamparino in un convegno del PD sulla Sanità dichiara di aver sempre condiviso la scelta del sito effettuato dalla Giunta Ghigo del 2003, e ripropone la realizzazione del Parco della Salute nell’area della FIAT Avio.
La Regione, si dice, è infatti  già proprietaria di 96.000 mq., le Ferrovie di altri 62.000, l’area è servita dalle Metropolitana e dalla Stazione Lingotto, ed è quindi naturalmente candidata ad ospitare “ricerca, incubatore di imprese, didattica e nuovo ospedale”.
Il modello è “l’ospedale di Stoccolma”. L’ANAO (medici ospedalieri) manifesta apertamente il suo dissenso, ma la vittoria di Sergio Chiamparino nelle elezioni regionali vede emergere subito quella scelta come priorità programmatica.

I quattro poli, più altri due, più l’indotto
Iniziano così i primi studi e approfondimenti, e nell’ottobre del 2015 viene presentato dalla Regione il primo studio di fattibilità del “Parco della Salute, della Ricerca e dell’innovazione della Città di Torino” (PSRI), che prevede la realizzazione di 4 poli: I) Polo della Sanità e della Formazione Clinica, 127.000 mq. e 1040 posti letto; II) Polo della Didattica, 31.000 mq.; III) Polo della Ricerca, 10.000 mq.; IV) Polo della Residenzialità d’Ambito (8.000 mq.), con 220 “posti-alloggio”.
Stima del fabbisogno di parcheggi (interrati e multipiano): 61.000 mq. per 2.300 posti auto.
Sono inoltre previsti il Polo dell’Incubatore (10.000 mq. nel Centro di Biotecnologie di via Nizza); e Residenzialità al servizio degli studenti del Polo Didattico, nelle proprietà di FS e Sistemi Urbani, per 1.200 unità abitative.
Ai primi 4 poli si devono aggiungere anche attività commerciali e di servizio, che avranno necessità di ulteriori parcheggi.
Per quanto riguarda il quadro economico-finanziario si precisa che la sostenibilità dell’intervento si basa su una presunta disponibilità di un fondo di 250 milioni di Euro in capo al Ministero della Salute, e di 12,5 milioni di Euro messi a disposizione dalla Regione, destinati essenzialmente alla progettazione preliminare.

Subentrano i privati
Il progetto più ampio, “a causa della dimensione finanziaria stimata dell’intervento, e dell’attuale situazione finanziaria della Regione Piemonte … con la impossibilità di ricorrere ad ulteriore indebitamento, rende necessario individuare modalità di finanziamento di attori privati che possano apportare risorse finanziarie al netto di quelle che verranno apportate dalla pubblica amministrazione”.
Il progetto complessivo verrà quindi disarticolato in diverse componenti, ognuna delle quali richiederà “le procedure più adeguate”.
Si adotterà il metodo del partenariato pubblico-privato (PPP), con i servizi dati in gestione a terzi, tramite affidamento, partendo da un “contributo in conto capitale”, e il successivo pagamento di un canone da parte della Regione (si parla di 28 milioni annui per 25 anni); al contempo si procederà ad un piano di alienazioni e valorizzazioni del patrimonio esistente.
Per la realizzazione dei primi 2 lotti sono necessari rispettivamente 505 e 88 milioni di Euro, e gli altri lotti nel 2015 erano ancora da valutarsi.

Attività da concentrare nel Parco della salute
Il modello assunto consiste nel concentrare le attività sanitarie e assistenziali ad alta complessità attualmente presenti nelle strutture delle Molinette (Università degli Studi), Sant’Anna, Regina Margherita e CTO, in un grande polo ospedaliero integrato, dismettendo tutte le strutture citate salvo il CTO che, opportunamente convertito, dovrà ospitare le funzioni di minore complessità (per brevi presenze ospedaliere).
Nel Parco della Salute (PSRI) dovranno poi essere collocate tutte le attività afferenti le Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Torino.
In pratica il progetto dà la priorità ai Lotti 1 e 2, e rinvia ad altre fonti di finanziamento i Lotti 3 e 4, nonché gli interventi previsti nel Polo dell’Incubatore (Biotecnologie in via Nizza), e il Polo della “Residenzialità d’Ambito”.
Non si formulano stime per la realizzazione di tutto il progetto di fattibilità. Il piano di fattibilità viene approvato dalla Giunta Regionale il 21 dicembre 2015, e definisce anche le nuove utilizzazioni edificatorie pubbliche previste dal PSRI, confermando la SLP in capo alla Regione già definita nel precedente Accordo di Programma (370.000 mq., in parte già utilizzati per il Palazzo Unico della Regione), e 62.000 in capo a RFI, con destinazione ASPI, Eurotorino, e Residenze (piatto certo appetibile, che comprende anche un 20% di attività commerciali).
La nuova proposta prevede una integrazione con il Centro di Biotecnologie Molecolari in via Nizza, in espansione nelle aree dello Scalo Vallino, e con un Centro di Didattica e Ricerca nelle arcate MOI, oggetto di una Convenzione (mai attuata) tra Città di Torino, Università e Politecnico, siglata il 20 giugno 2015.

Il nuovo Accordo di programma
Da questo atto della Giunta Regionale partono le procedure che devono portare ad un nuovo Accordo di Programma, che modifica quello già approvato nel 2009, efficace dal 12 febbraio 2010, che per realizzare  il Grattacielo della Regione aveva creato una nuova Zona Urbana di Trasformazione (denominata ZUT 12.32 Avio-Oval, con una SLP complessiva di 370.000 mq.), destinando per contro tutte le altre aree di proprietà della Regione ad “Attività di Interesse Generale”, al fine di realizzarvi il Parco della Salute e i servizi afferenti, creando la ZUT 12.32 “Parco della Salute”, con una Superficie Territoriale di 193.000 mq., oltre a 15.000 mq. per attività di servizio,  mentre RFI-Sistemi Urbani  vede riconfermate la capacità edificatorie private, e “incassa” 62.000 mq. di SLP con la possibilità di metterli sul mercato per destinazioni residenziali e commerciali.
Per quanto riguarda la Città di Torino lo studio di fattibilità approvato dalla Regione prevede che, oltre ad approvare con un Accordo di Programma l’insediamento del nuovo Parco della Salute (PSRI) nelle aree FIAT Avio e RFI, modificando l’Accordo di Programma precedente, l’amministrazione comunale provveda ad identificare il complesso delle Molinette, e quello del S. Anna e del Regina Margherita (tutti da dismettere), ritenuti non più idonei ad ospitare funzioni sanitarie, come “Ambiti di Riordino”, delle dimensioni rispettivamente di 145.000 mq. e 45.000 mq. di Superficie Territoriale.
Essi dovranno ospitare in futuro attrezzature di interesse generale, residenze universitarie, attività ricettive, uffici pubblici e privati, attività commerciali. La Giunta Comunale di Torino, in data 24 marzo 2015, approva lo Schema di Protocollo d’Intesa con Regione Piemonte, Università degli Studi, Città della Salute e della Scienza di Torino (CSS) e Società FS Sistemi Urbani s.r.l., che dà l’avvio al procedimento per la stipula di un Accordo di Programma. Lo studio di fattibilità viene trasmesso dalla Regione al Ministero per avere la sua approvazione e richiedere il finanziamento statale.

La giunta Fassino condivide il progetto
La Città di Torino, con una semplice Delibera della Giunta Fassino (in scadenza), datata 24 maggio 2016, e pochi giorni prima dell’insediamento della nuova Giunta Appendino, assume un atto abbastanza anomalo, dal titolo: “Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione di Torino. Prefigurazioni urbanistico-territoriali”, con cui dichiara di “prendere atto e condividere le prefigurazioni urbanistico-territoriali finalizzate alla futura realizzazione del Parco della Salute etc.”.
Tale “presa d’atto” di fatto impone alla Città di seguire il percorso già delineato dalla Regione che deve portare alla realizzazione del PSRI e alla dismissione del polo ospedaliero compreso tra le Molinette e Italia ’61, escluso il CTO da riconvertire in polo per le degenze più brevi,  proseguendo  le procedure dell’Accordo di Programma.

L’amministrazione Appendino ratifica l’accordo
Di fatto la nuova amministrazione comunale insediata nel giugno 2016 si deve muovere in una sorta di percorso obbligato già avviato in precedenza, col rischio di essere messa sotto accusa per qualsiasi tentativo di bloccare quello che si configura come il più grande progetto di trasformazione urbana di questi anni, che investe tutto il Quadrante Sud della città.
I “margini di manovra” o di contrattazione sono molto esigui, e si arriva così dopo successivi atti della Giunta Comunale del 18 ottobre 2016, e del 31 ottobre 2017, alla Ratifica  da parte del Consiglio Comunale di Torino dell’Accordo di Programma citato, in data 11 dicembre 2017.
Si individuano nuovi Ambiti urbanistici: Ambito 12.32, Parco della Salute e sede Regione Piemonte, che prende atto della “coesistenza” di queste due funzioni; Ambito 13.12 – Molinette, e Ambito 13.13, suddiviso nei due sottoambiti Sant’Anna e Regina Margherita.
Per quanto riguarda questa parte, di stretta competenza dell’amministrazione comunale di Torino dal punto di vista urbanistico, ovvero una successiva e ulteriore definizione di questi  Ambiti di Riordino, con relativa variante di destinazione urbanistica, la Città richiede di valutare successivamente gli “aspetti funzionali, architettonici e ambientali prima della fase progettuale”, rinviando di fatto a fasi successive il riutilizzo per altre funzioni di questi complessi sanitari e ospedalieri, e formula nel frattempo una serie di raccomandazioni e proposte di future prescrizioni. La ratifica dell’Accordo è salutata con entusiasmo da tutti i sottoscrittori, compresa la Città di Torino che, malgrado molti dubbi e discussioni in Consiglio Comunale, conclude a voce del Sindaco che “Il Parco farà da traino nei confronti del rilancio di una zona della città che sta vivendo momenti di difficoltà”.

Si cercano investitori privati
Ancor prima  della ratifica dell’Accordo di Programma la Regione Piemonte nel febbraio 2017 aveva pubblicato un bando per l’individuazione di un “Advisor” incaricato di seguire tutto l’iter procedurale  e progettuale finalizzato alla ricerca di partner pubblici e privati per la realizzazione del Parco della Salute (Advisor individuato poi nell’aprile 2018 nella società Ernest & Young).
Nel frattempo il progetto veniva presentato alle “fiere immobiliari” di Cannes, Monaco di Baviera e Londra. Il resto è storia di questi ultimi mesi del 2018: la grande presentazione al Centro Congressi del  Lingotto, lo scorso 18 ottobre, del progetto del Parco della Salute ai potenziali investitori: istituti bancari (in primis Intesa San Paolo), multinazionali del farmaco come la Bayer, gruppi immobiliari e finanziari, gruppi internazionali specializzati nella ricerca sanitaria e nelle cure ospedaliere (soprattutto “Humanitas”), Cassa Depositi e Prestiti, Banca Europea degli Investimenti etc.
La procedura è stata individuata nella formula del “dialogo competitivo”, col ricorso alla “finanza di progetto”, e avrebbe dovuto portare già nello scorso mese di novembre del 2018 alla pubblicazione di un bando per individuare il partner privato che dovrà presentare il progetto definitivo della prima parte del progetto (Lotti 1-4), ovvero del “Polo della Sanità e della Formazione Clinica e del Polo della Ricerca”, con l’impegno ad avviare i lavori entro  il 2024.
Più di 400 gli “interessati” presenti al Lingotto, e se ne sarebbero già dovuti  vedere i risultati.
Il 28 settembre la Regione Piemonte aveva meglio definito il Piano Finanziario, articolato in 2 lotti: Lotto I, ovvero la realizzazione del Polo Sanitario, della Didattica e della Residenzialità, che  prevede un finanziamento di 142 milioni di Euro da parte dello Stato; 7 milioni e mezzo di Euro a carico della Regione; 306 milioni di Euro carico del privato per la costruzione degli edifici veri e propri (incluse le bonifiche), per un totale di 456 milioni di Euro.
La successiva realizzazione di tecnologie e arredi (Lotto 2) dovrebbe comportare un investimento pubblico complessivo di 113 milioni di Euro, di cui 107,5  a carico dello Stato, e 5 milioni e 600.000 a carico della Regione.
In totale, come si vede, ci si avvicina ai 600 milioni di Euro.
Per quanto riguarda il “Polo della Ricerca”: esso farà perno soprattutto sul centro per le Biotecnologie in via Nizza, che è già stato oggetto di uno specifico Accordo di Programma, che comporta un finanziamento statale in arrivo di 30 milioni di Euro, in attesa di ulteriori sviluppi.
La Ricerca si articolerà in due assi: la ricerca sulle terapie cliniche dovrebbe svolgersi soprattutto all’interno del nuovo polo ospedaliero, mentre la ricerca preclinica si svolgerà invece nel Centro per le Biotecnologie.
A parte vi sarà poi una sorta di “polo della residenzialità”, di definizione ancora incerta.

QUALCHE DOMANDA E NON POCHI DUBBI
Fatta questa rapida sintesi, con cifre spesso traballanti e in continua evoluzione soprattutto per quanto riguarda il finanziamento pubblico, elemento base affinché l’operazione Parco della Salute possa decollare secondo i programmi della Regione, mentre si sono susseguiti in questi innumerevoli annunzi giornalistici sui tempi di avvio dei lavori e di realizzazione del progetto che hanno finito per confondere le idee del comune cittadino, occorre formulare non pochi dubbi e interrogativi, che qui possiamo provare a sintetizzare:

  • Come mai un progetto di così vaste proporzioni, di cui si discute da oltre 15 anni, dopo tante peregrinazioni è stato fatto nuovamente atterrare sulle aree della ex-FIAT Avio, che molti dei protagonisti odierni ritenevano inadeguate e “asfittiche”?
  • Quali le ricadute di un siffatto progetto nelle aree della FIAT-Avio sui trasporti e la viabilità del quartiere Nizza Lingotto, senza un vero interscambio tra sistema ferroviario (Servizio Ferroviario Metropolitano), metropolitana, rete di superficie; dove verranno attrezzate le aree di parcheggio a raso e in struttura? Quali ricadute sul quartiere, definito già “area densa”?
  • Perché una ristrutturazione di tutta la rete sanitaria e ospedaliera torinese ha suscitato tante perplessità e dissensi nell’Ordine dei Medici (e soprattutto dei medici ospedalieri) e di tutti i professionisti che operano attualmente nel sistema ospedaliero? Perchè non è stata costruita attraverso una concertazione con chi nella Sanità opera quotidianamente?
    Il progetto della nuova Città della Salute è stato visto infatti soprattutto come “motore di sviluppo”, anziché come servizio essenziale per i cittadini, e quindi non sembra rispondere proprio a quei principi che avevano ispirato la nascita del Servizio Sanitario Nazionale (L. 833 del 1978), basati su criteri di efficacia (effettiva utilità) ed efficienza (anche in termini di costi), integrando e coordinando servizi di prevenzione, cura e riabilitazione.
  • Se la Regione si trova ad essere titolare di una vasta quota di queste aree acquistate nel 2003, (con 193.000 mq. di Slp), tramontate le ipotesi di utilizzarle per residenze, commercio e servizi, è comprensibile che esse possano essere utilizzate per lo spostamento o ampliamento di alcune strutture sanitarie e ospedaliere, “alleggerendo” il complesso delle Molinette. Ma un conto è trasferire alcune funzioni o specializzazioni, altro conto è pensare di trasferire tutte le attività degli ospedali delle Molinette, del S. Anna e del Regina Margherita, comprese tutte le attività di formazione e ricerca universitaria, in un ambito alquanto ristretto, anche se si prevedono una “torre” di 15 piani (definito “l’ospedale del futuro”, modello CTO) ed altri edifici minori di 6-7 piani, almeno stando ai “rendering” finora apparsi.
  • Ciò che ha suscitato il maggior dissenso è stata la prevista cospicua riduzione dei posti letto, che passeranno dagli attuali 2.300 (nei 4 ospedali esistenti nel comprensorio) a 1.040, oltre a 400 nel CTO, ospedale di alta specializzazione che sarebbe ridimensionato a generalista e per le degenze più brevi. Si è detto che la rete della Case della Salute dovrebbe sopperire in parte a questa riduzione, e che comunque occorre procedere verso una riduzione dei tempi di degenza. Resta la preoccupazione, con una popolazione sempre più anziana, che le carenze vengano a pesare soprattutto sulle famiglie o vadano a incrementare le strutture della sanità privata.
  • E’ lecito avere dei dubbi sul metodo della “finanza di progetto” (project financing)? Quanti flop vi sono stati in questi anni? Un meccanismo nato agli inizi degli anni 2000, in una situazione finanziaria e del mercato immobiliare completamente diversa, che presumeva che fossero i privati a realizzare le opere pubbliche in carenza di risorse statali, non ha prodotto risultati significativi. Consisteva nel delegare ai privati alcune grandi realizzazioni di interesse pubblico, incassando pedaggi e tariffe, ed accollandosi anche le manutenzioni. La nuova formula ora proposta è quella del Partenariato Pubblico Privato (PPI). Forse le vicende delle concessioni autostradali non hanno insegnato nulla?
  • La filosofia di base è quella per cui la sanità è un mercato in continua espansione, ed è un “investimento sicuro”, secondo gli esperti analisti finanziari, anche perché la popolazione sta invecchiando. In occasione della presentazione del 18 ottobre è stato asserito che il Parco della Salute costituisce un investimento sicuro per i privati perché “ha medici eccellenti, noti nel mondo per la loro bravura e per le capacità di ricerca… il privato investe in una struttura che è già avviata quindi … le competenze dei professionisti rimangono un punto di partenza essenziale”. Non è questo un classico esempio di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite (a carico del Sistema Sanitario Regionale)?
  • Se è un progetto che si “autofinanzia” prevalentemente grazie agli operatori privati, perché mai si parte dal presupposto secondo il quale lo Stato deve investire come primo “step” 250 milioni di Euro? Perché gli operatori privati richiedono con forza il rinnovo di questo impegno? Sono sempre gli stessi 250 milioni di Euro che secondo la Regione (nelle sue diverse amministrazioni) ha “prenotato” per il Parco della Salute di Torino fin dal 2004, e di cui ad ogni cambio di guida politica si richiede di volta in volta la conferma. Il ritornello è sempre stato: se non mandiamo avanti il progetto perdiamo questo finanziamento… Perché queste risorse, se effettivamente disponibili, non sono mai state utilizzate per un progetto di dimensioni più ridotte, ragionevole e credibile, proprio sulle stesse aree ex-FIAT Avio acquisite dalla Regione, connettendole con le aree delle Molinette e di Italia ‘61?
  • Quali sono le risorse pubbliche effettivamente disponibili? A tutt’oggi si è ancora in attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale di un finanziamento di 90 milioni di Euro, 30 milioni per Biotecnologie in via Nizza e 60 milioni per la didattica (si tratta di 5.000 studenti). Quindi sembra di capire che al momento non ci siano altre risorse per far decollare la realizzazione del Parco della Salute. I mitici investitori privati sono disponibili a partire senza un investimento pubblico molto più cospicuo, quello annunziato dalla precedente ministra Lorenzin, che nell’ottobre dello scorso anno annunziava in un convegno all’Unione Industriale un finanziamento statale di 238 milioni di Euro per la partenza del progetto alla ex-FIAT Avio? Anche in questo caso occorre “vedere le carte”. A quanto è dato di sapere le regole stabilite dal governo fissano una quota massima di finanziamento pubblico pari al 30% dell’operazione.
  • Il primitivo meccanismo immaginato ancora nel 2003-2004 per finanziare in parte cospicua il Parco della Salute prevedeva una “valorizzazione” del complesso delle Molinette, da dismettere. Per quanto riguarda il progetto attuale, è stata esclusa anche nelle dichiarazioni del Ministero della Salute qualsiasi ipotesi di finanziarlo attraverso procedure di valorizzazione o cartolarizzazione del polo ospedaliero attuale, che va dalle Molinette a Italia ’61, che dovrà essere in futuro oggetto di specifiche previsioni e regole urbanistiche, e sottoposto ad una grande trasformazione che avverrebbe anche con procedure concorsuali. Ma allora chi garantisce che queste vaste aree, qualora andasse in porto la realizzazione del Parco della Salute non diventeranno uno dei tanti “vuoti urbani” che stanno dilagando nella nostra città? Tra proprietà del Demanio civile e militari, delle vecchie ASL (si pensi ad esempio al Maria Adelaide, alla vecchia Astanteria Martini, al CRF di Strada di Revigliasco), del Comune, della Regione, della ex-Provincia, e tante aree industriali dismesse, è forse il caso di creare domani un altro grande vuoto urbano alle Molinette, con costi enormi di riconversione? Perché non investire sulla ristrutturazione e sul “decongestionamento”di questo grande polo ospedaliero e universitario, decentrandone mantenendone diverse funzioni sanitarie e di ricerca, anziché abbandonarlo a un futuro degrado?
  • Un altro punto da chiarire è fondamentale: l’Accordo di Programma ha riconosciuto per le aree di RFI-Sistemi Urbani una cospicua valorizzazione, con previsione di insediamenti residenziali e commerciali, a fronte di un impegno a realizzare al Lingotto la promessa “Stazione a ponte”. Entro 5 mesi dalla sottoscrizione dell’Accordo di Programma le Ferrovie dovevano presentare il progetto e impegnarsi nella sua realizzazione. E’ trascorso ormai più di un anno, e non sappiamo a che punto sta la vicenda. C’è il forte rischio che “Sistemi Urbani”, che come società deve valorizzare le aree ferroviarie dismesse, iscriva all’attivo il corrispettivo della sua SLP virtuale senza far nulla, oppure che ceda l’area a qualche operatore privato che la “parcheggerà” in attesa di tempi migliori (vedi lo Scalo Vallino ceduto a NovaCoop, o lo Scalo Vanchiglia venduto alla Regio Parco s.r.l. per farvi un centro commerciale e residenze che ancora non decollano).
  • Infine, ultimo ma non ultimo: chi si accollerà il costo della bonifica integrale di tutte queste aree? La Regione sta avviando la gara per un progetto dell’importo di 18 milioni di Euro? Comprende tutta l’area o solo una parte? Se non è onnicomprensiva, a chi toccherà completare le bonifiche, non dimenticando che la qualità ambientale deve essere compatibile con la destinazione ad attività ospedaliere e di ricerca, e che dovrà essere costruita una cospicua dotazione di parcheggi interrati? E Sistemi Urbani ha un progetto di bonifica delle sue aree, che si interfacciano con quelle del Parco della Salute?

Al di là delle forti criticità di carattere urbanistico, territoriale e ambientale sull’insieme del progetto della nuova Città della Salute e della Scienza, non possiamo poi che condividere anche quanto è venuto via via emergendo nel mondo dei medici, dei docenti universitari, e di tutti gli operatori sanitari. L’Ordine Provinciale dei Medici di Torino ha chiesto ripetutamente di essere ascoltato e coinvolto nella progettazione delle nuova Città della Salute, ma è rimasto di fatto inascoltato nelle sue perplessità, che qui riassumiamo:
Il progetto della nuova Città della Salute è stato visto soprattutto come “motore di sviluppo”, anziché come servizio essenziale per i cittadini, e quindi non sembra rispondere proprio a quei principi che avevano ispirato la nascita del Servizio Sanitario Nazionale (L. 833 del 1978), basati su criteri di efficacia (effettiva utilità) ed efficienza (anche in termini di costi), integrando e coordinando servizi di prevenzione, cura e riabilitazione.
In questi 15 anni non sono mai stati correttamente informati i cittadini sui motivi per cui ben tre complessi ospedalieri di eccellenza come Molinette, S. Margherita e S. Anna dovrebbero essere dismessi, riducendo in modo sostanziale i posti letto disponibili, trasformando poi un ospedale di alta specializzazione come il CTO in un ospedale “generalista”. Non si comprende neppure perché trasferire in blocco anche quei reparti che svolgono interventi ordinari e più frequentemente richiesti, che non richiedono apparecchiature di grande complessità.
Ci si dice che la riduzione dei posti letto verrà compensata con un incremento dei servizi territoriali e di assistenza domiciliare, e dei centri residenziali e di lungodegenza, ma un loro vero potenziamento non è spiegato come e quando avverrà, col rischio di ledere i diritti dei cittadini in mancanza di servizi adeguati delegando poi tutto al “privato”. Stante il crescente invecchiamento della popolazione e delle patologie legate alla senescenza, la scelta non può essere quella della riduzione dei posti letto disponibili, ma semmai una loro “riconversione” verso queste diverse esigenze.
Questi sono i principali interrogativi a cui sarà necessario rispondere prima di assegnare qualsiasi progetto definitivo per la realizzazione del Parco della Salute a cordate di finanziatori e operatori privati in campo medico, clinico e farmaceutico.

Commenti chiusi