Palazzo del Lavoro: altri parcheggi interrati sotto aree verdi?

Apprendiamo in questi giorni che per la realizzazione di un grande centro commerciale all’interno del Palazzo del Lavoro, dopo l’annullamento da parte del Consiglio di Stato della Variante urbanistica n. 190 approvata dal Consiglio Comunale di Torino che avrebbe dovuto consentirne l’avvio, si propone ora una Variante Semplificata ai sensi dell’art. 17 bis della nuova Legge Urbanistica Regionale.

Non conosciamo ancora i contenuti specifici della nuova proposta, ma dalle prime informazioni giornalistiche si desume che il fabbisogno di parcheggi, per la quota ritenuta mancante oltre a quella già prevista, dovrebbe trovare soddisfacimento con la costruzione di un parcheggio interrato di 3-400 posti auto in un’area del parco di Italia ’61 contigua al Palazzo a Vela.

Abbiamo già contestato, con altre associazioni, la cessione alla Società Pentagramma da parte dell’Amministrazione Comunale di tutta l’area verde circostante il Palazzo, con l’inevitabile abbattimento di circa 260 alberi, per realizzarvi un parcheggio interrato multipiano al servizio del nuovo centro commerciale, convertendola così in un triste “verde su soletta” con rampe di accesso ai parcheggi e griglie di aerazione. Ora sembra che si voglia aggiungere danno a danno, guastando in modo irreversibile il già compromesso parco di Italia ’61 (si vedano anche i parcheggi realizzati per le Olimpiadi nel giardino G. Levi).

Ci auguriamo che questa nuova ipotesi non venga seriamente perseguita e invitiamo Consiglio Comunale e Circoscrizione 9 a respingerla qualora la si persegua, salvi restando i nostri dubbi più vasti sull’opportunità di realizzare in quell’area, così critica per la viabilità della zona Sud, un centro commerciale di quelle dimensioni. Al tempo stesso ci domandiamo perché mai nuovi parcheggi interrati (pubblici e pertinenziali) vengano così sovente proposti sotto aree verdi e alberate. Ricordiamo il recente programma di parcheggi pertinenziali approvato dal Consiglio Comunale lo scorso anno, molti dei quali sotto aree verdi e alberate, tra cui quello di corso Marconi, affronto a un viale storico che comporterà l’espianto dei filari di ippocastani esistenti. Perché mai i nuovi parcheggi non vengono proposti sempre sotto sedimi stradali, anziché compromettere aree verdi? Fortunatamente è stato di recente esclusa la precedente proposta di un parcheggio interrato sotto piazza Livio Bianco, riqualificata pochi anni or sono. Per contro grida ancora vendetta l’abbattimento brutale di tanti alberi nel giardino di via Chambery, dove i cittadini dallo scorso anno attendono ancora la piantumazione di nuovi alberi dopo la realizzazione di un parcheggio pertinenziale.

Siamo poi molto preoccupati per le ipotesi di trasformazione dell’area ex-Westinghouse in Spina 2, dove si confrontano due proposte pervenute all’Amministrazione che incidono ambedue pesantemente sul giardino Artiglieri da Montagna, in corso Vittorio Emanuele di fronte al Palazzo di Giustizia. La prima propone un po’ di verde su soletta con lucernari e impianti di aerazione, sovrastante un vastissimo parcheggio interrato al servizio di un grande centro commerciale; la seconda ne salva solo una parte, trasformando in prevalenza l’area verde nella copertura di un vasto Auditorium ipogeo. Per contro si propongono “tetti verdi”, e verde verticale sulle facciate degli edifici, che possono essere integrativi ma certo non sostitutivi del verde in piena terra.

In un recente passato non possiamo purtroppo dimenticare in negativo alcuni interventi realizzati per i Giochi Invernali del 2006: l’abbattimento dell’alberata di corso Spezia per realizzarvi il sottopasso; la trasformazione in “piazza in pietra” di una buona porzione del parco di Piazza  d’Armi, con l’abbattimento di parte dell’alberata di corso Sebastopoli di fronte al PalaIsozaki. Tutto ciò senza alcuna “compensazione ambientale”. E questi sono solo alcuni esempi.

E’ vero, per fortuna si sono anche realizzati nuovi parchi, come il recente ampliamento del parco dell’Arrivore sulla Stura tra corso Giulio Cesare e il ponte Amedeo VIII; ma la qualità del patrimonio verde della Città ha riportato anche molti guasti, con realizzazione di pavimentazioni impermeabili, in pietra o in asfalto, e di tanto “verde su soletta” anziché in piena terra.

In estate, con la bolla di calore che spesso sovrasta come in questi giorni le nostre città, le conseguenze sono evidenti anche nei danni all’ecosistema urbano; e molte alberate soffrono l’effetto del “colpo di fuoco” che le falcidia. I milioni di metri quadrati di verde sono sicuramente aumentati, ma chi è in grado di dire qual è effettivamente la quota di verde in piena terra esistente nei parchi e nelle aree verdi cittadine, tra parcheggi interrati e in superficie, impianti sportivi, superfici asfaltate in genere? Non ne occorrerebbe un censimento ai fini di un “bilancio ambientale” e di verifica delle cosiddette “buone pratiche”? Il “verde su soletta” purtroppo ha spesso modesti risultati, con deperimento dei nuovi impianti, carenza di irrigazione, elevati costi di manutenzione.

D’altro canto alcuni parchi previsti, come quello di Spina 4 e quello di piazza Marmolada in Spina 1, sono in forte ritardo, per inadempienze dei costruttori, e rilevanti costi di bonifica. Sovente, tra le urbanizzazioni, “ultimo viene il verde”, come si è visto in Spina 3.

Sarebbe anche opportuno sapere, a distanza ormai di sei mesi, se e in quale modo la nostra Amministrazione intende dare concreta applicazione alla Legge n. 10 del 14 gennaio, vigente dal 1 febbraio 2013 ( approvata dal passato Governo Monti), intitolata “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, che impegna non solo alla tutela degli spazi verdi e delle alberate esistenti, ma anche al loro incremento, garantendo (art. 4) le “dotazioni territoriali di standard previste nell’ambito degli strumenti urbanistici esecutivi”, e destinando al recupero e alla manutenzione del patrimonio comunale (tra cui primeggia il verde pubblico) non meno del 50% delle entrate derivanti da oneri di urbanizzazione.

Se da una parte ci si appella ai cittadini affinché donino alberi alla città, dall’altra non è chiaro dove, quando e come vengano impiantati, e quanti siano stati espiantati per interventi sui sottoservizi, viabilità, parcheggi, infrastrutture.

Riteniamo dunque fondamentale che sulle nuove proposte che sono state formulate sia per Palazzo del Lavoro che per l’area Westinghouse vi sia un confronto pubblico con i cittadini, prima di procedere a nuovi guasti al patrimonio verde della Città, e che vi sia un serio ripensamento sull’opportunità e sulla effettiva necessità di nuovi parcheggi privati pertinenziali sotto aree verdi e alberate.

Emilio Soave – Vicepresidente, referente per l’Urbanistica

 

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