Parte del territorio piemontese a rischio frane

Dopo le analisi dei report ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) dedicati al consumo del suolo (dicembre 2025) e rifiuti urbani (marzo 2026) va dato uno sguardo sul rapporto: Dissesto idrogeologico in Italia – pericolosità e indicatori di rischio (415.2025).
Le frane sono fenomeni estremamente diffusi in Italia essendo il territorio per il 75% montano-collinare. L’affioramento diffuso di rocce con scadenti caratteristiche di resistenza meccanica, specialmente in presenza di acqua, contribuisce ulteriormente alle condizioni di instabilità dei pendii.
Il dissesto idrogeologico impatta sulla popolazione, sui centri abitati, beni culturali, sulle infrastrutture di comunicazione e sul tessuto economico e produttivo. Alla naturale propensione del territorio al dissesto, legata alle sue caratteristiche morfologiche, geologiche, idrologiche, meteo-climatiche e sismiche, bisogna aggiungere la forte antropizzazione del territorio.

A partire dal secondo dopoguerra l’incremento delle aree urbanizzate, quasi sempre in assenza di una adeguata pianificazione territoriale, ha portato a un considerevole aumento degli elementi esposti a rischio, beni e persone presenti in aree soggette a pericolosità. Con l’abbandono delle aree rurali montane e collinari ha determinato un mancato presidio e manutenzione del territorio, le superfici artificiali sono passate col tempo dal 2,7% negli anni ‘50 al 7,16% del 2023 (Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, 2024). Trovandosi, inoltre, nel cosiddetto hot spot mediterraneo, un’area identificata come particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici che stanno determinando un aumento della frequenza dei fenomeni meteorologici intensi e, come conseguenza, un aumento della frequenza delle frane superficiali, delle colate detritiche e delle alluvioni, incluse le flash flood (piene rapide e improvvise).

La regina europea delle frane
L’ISPRA, al fine di aggiornare la mappa della pericolosità da frana sull’intero territorio nazionale, ha proceduto a realizzare la nuova Mosaicatura nazionale della pericolosità da frana dei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI). Si ricava che 7.463 comuni (94,5% del totale) sono a rischio per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera; il quasi 20% del territorio nazionale classificato a maggiore pericolosità per frane e alluvioni.
La superficie complessiva delle aree a pericolosità da frana PAI e delle aree di attenzione è pari a quasi 69.500 km2 (23% del territorio nazionale). Se prendiamo in considerazione le classi a maggiore pericolosità (elevata/P3 e molto elevata/P4), assoggettate ai vincoli di utilizzo del territorio più restrittivi, le aree ammontano a circa 29.000 km2, pari all’9,5% del territorio nazionale (6,8%, 1880 km2 in Piemonte).

Le frane censite nell’Inventario dei Fenomeni Franosi (IFFI) in Italia sono oltre 636.000 (agg.2024) e interessano un’area di 25.000 km2, pari all’8,3% del territorio nazionale. 1,3 milioni di abitanti a rischio frane e 7 milioni di abitanti a rischio alluvioni. Visionando i dati delle tabelle possiamo ricavare che in Piemonte le frane censite (agg. 2022) sono circa 38.000, il 6% sul nazionale. Superato dall’Emilia-Romagna con 80.000 (13%), Toscana con 110.000 (17,2%) e Lombardia con 142.000 (22,3%). Considerando le aree interessate da frane si pone nella stessa graduatoria: quasi 10% (in km2) su un’area regionale del’8,4% riferita al nazionale; l’Emilia con il 7,5% in km2, ha circa l’11% di territorio franoso; peggio solo la Toscana con circa 13% su il 7,6% di territorio, e in cima come sempre la Lombardia, 15,4% su 8% di km2.

Il Piemonte a rischio dissesto
Il Piemonte ha una situazione decisamente migliore rispetto al resto d’Italia, pur con diverse criticità. Da Limone Piemonte nel 2020, a Bardonecchia nel 2023 e 2025, il Piemonte non sfugge a quella che Ispra definisce una “vulnerabilità strutturale del territorio ai fenomeni naturali, aggravata dai cambiamenti climatici e dalle pressioni antropiche…”
Con poco meno di 4,3 milioni di residenti, 145.000 abitano in zone, a diverso livello, in zone a rischio. Secondo l’ISPRA, il 7,4% (+143 km2, +9% rispetto al 2021) del territorio regionale ricade in aree a pericolosità da frana (il 6,8% in P3/P4), un dato più basso della media nazionale (23% e 9,5%). Per provincia: Torino con il 9,9%, Vercelli 2,2%, Novara 0,2, Cuneo 7,3%, Asti 6,4%, Alessandria 6,6%, Biella 1,4% e VCO 6,6%.
Sono più di mille i comuni esposti a frane e alluvioni (87% del totale).
Nelle mappe di Arpa-Piemonte risaltano, tra i parametri alta/molto alta, i territori del chierese, l’area appenninica, quella delle Langhe/Monferrato, l’alta valle Scrivia/Borbera, VCO e vercellese: https://www.arpa.piemonte.it/dato/mappe-suscettibilita-per-fenomeni-versante

La collina di Torino e l’ampia zona collinare appenninica sono soggette a fenomeni di scivolamento/colamenti lenti. Le Langhe per la loro struttura geologica sono soggette in modo predominante a scivolamenti di tipo planare. In tutti i territori gli strati superficiali sono comunque soggetti a fenomeni di colamento rapido, specie in occasione di eventi meteorologici intensi: https://www.geologimarche.it/relazioni-corso-apc-previsione-e-prevenzione-del-rischio-idrogeologico-appignano-1542015
A Pecetto Torinese, nel dicembre 2025, sono stati segnalati nuovi movimenti franosi; una situazione di dissesto idrogeologico attiva nella zona collinare, evidenziata già in passato dall’Arpa Piemonte, che indicava lesioni strutturali tra Pecetto e Pino Torinese. Situazione simile a San Sebastiano da Po, tenuto in ostaggio da un sistema di frane, diffuse, intermittenti, capillari, dove la collina cede a pezzi ogni volta che l’acqua torna a fare il suo lavoro di infilarsi e scavare. Poi realtà minori, quasi sconosciute: per esempio Carrega Ligure, sull’Appennino, ai confini con l’Emilia e Liguria, ostaggio di una frana e della burocrazia ormai da quasi quattro anni, oppure Quincinetto, dove uno smottamento minaccia da 14 anni l’autostrada Torino-Aosta.

Nel cuneese, solo nel primo mese del 2026, Arpa Piemonte ha registrato 12 frane, anche se categorizzate come “ordinarie”, cioè “grado di danno potenzialmente nullo o trascurabile nel breve-medio termine”, in zone dove è presente l’1,5% della popolazione, ovvero circa 8.500 persone (più della città di Dronero) e 4.016 famiglie.
Secondo l’ISPRA facendo un rapporto tra popolazione presente e quella esposta ai cedimenti, vivono più di 3.500 abitanti in aree dove è probabile che prima o poi una parete, un versante o un costone può crollare. Pontechianale (Val Varaita) per esempio è uno dei comuni d’Italia più a rischio.
L’Ordine dei Geologi del Piemonte fa notare ben “tre frane planari presenti nelle Langhe: Cossano Belbo, con ancora chiara visione delle zolle traslate dal ciglio di frana; Cravanzana, un fronte di frana lungo 3,3 km, molto simile a quello di Niscemi, avvenuto prima dell’insediamento del paese, oggi posto alla sommità di una grande zolla traslata dalla frana, e Rocchetta Belbo, una vastissima frana planare che fu la causa dell’ostruzione della Valle Belbo e della conseguente formazione di un effimero bacino idrico.”
Proiettati questi dati su una mappa, si nota che l’Albese e le Langhe sono costellate di aree dove c’è un livello di pericolo frane massimo. È Cissone ad avere le cifre più preoccupanti; qui il 57% della superficie territoriale è un’area coperta da aree con pericolosità P3/P4 (cioè i livelli più alti). Seguono Cravanzana (51%), Mango (44%), Montelupo Albese (43%) e Roddino (42%). È di fine febbraio una frana di ingente entità, con il distacco di una consistente porzione della collina, nel comune di Moasca (CN), nella stessa area già soggetta dello stesso dissesto verificatasi circa trent’anni fa.

Domenico Giorsetti

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