TAV Torino-Lione: razionale solo l’Opzione Zero ossia l’utilizzo della linea ferroviaria esistente

L’imposizione della nuova ferrovia Avigliana-Rivoli-Rivalta-Orbassano danneggia le fonti d’acqua di Torino e la democrazia    

Il progresso che distrugge   
Da oltre un secolo le Alpi sono state più volte “perforate” per consentire il passaggio di treni (10 gallerie più 2 in costruzione) e di veicoli (6 gallerie). La facilità di scavare i tunnel utilizzando la tecnologia TBM ha incitato la realizzazione di nuovi e devastanti tunnel dappertutto nel mondo, anche laddove non ve ne è bisogno.

Una nuova ferrovia, inutile e imposta
È il caso della nuova ferrovia, una variante nazionale della Torino-Lione di 23 km che attraverserebbe la fragile collina morenica tra Avigliana e Rivoli per 8 km con una galleria a due canne e per 15 km in parte in galleria artificiale e in parte all’aperto in zone residenziali, produttive e agricole nelle città di Avigliana, Rivoli, Rivalta e Orbassano.
Una devastazione della natura e di risorse economiche darà ai treni ad Alta Velocità un vantaggio di 73 secondi rispetto al percorso attuale tra Avigliana e Torino Porta Susa, mentre per gli altri treni passeggeri e merci la linea esistente è giudicata sufficiente nel modello di esercizio ferroviario approvato.

La natura è aggredita, i cittadini anche
Molte sono le critiche al progetto di RFI che non risponde a decine di prescrizioni vincolanti espresse oltre dieci anni fa dalla Regione Piemonte e dalla Commissione nazionale VIA, alle quali erano stati subordinati il parere favorevole sul progetto preliminare e l’intesa regionale sulla localizzazione.
Tra queste, le prescrizioni più cautelative e importanti erano la VIS (valutazione di impatto sanitario) e gli studi sulla circolazione delle acque superficiali e delle falde sotterranee, del tutto assenti nel progetto definitivo appena depositato, così come documenti relativi all’eventuale inquinamento da PFAS derivante dall’utilizzo dei materiali di cantiere per lo scavo del tunnel.
Il progetto prevede di occupare oltre un milione di metri quadrati di suolo agricolo di alta qualità, 700mila metri quadri in via definitiva e 400mila temporanea, terreni questi ultimi che verranno in ogni caso degradati in modo permanente.
L’elenco delle devastazioni di questo cantiere è lungo e riguarda oltre all’occupazione di terreni, danni alle aziende agricole, industriali e di servizi, l’uso e l’abuso della viabilità esistente provinciale e comunale, il rallentamento del traffico (fino al blocco totale) per ogni tipo di veicoli, compresi quelli di soccorso, per la raccolta rifiuti, gli autobus e i privati.
Sottolineiamo l’alta rumorosità dei cantieri e le polveri per 24 ore e per 365 giorni all’anno in una zona dove soffia spesso e forte il vento fohn fino a oltre i 100 km/h che li diffonde, un inquinamento che danneggia i residenti e i due ospedali di Rivoli e Orbassano situati a poche decine di metri dal cantiere.

L’acqua, uno delle risorse sacrificate
Sul fronte dell’acqua il cantiere recherà danni innanzitutto agli acquiferi della collina morenica e quindi alle falde sotterranee e al sistema di irrigazione agricolo. Infine preleverà un ingentissimo quantitativo d’acqua dall’acquedotto pubblico (o dallo scavo di nuovi pozzi) per realizzare la galleria con la TBM e per costruire le strutture di cemento.
Nella Conferenza dei Servizi dell’11 febbraio 2026 SMAT (la società pubblica dell’acqua di Torino) ha comunicato un impatto negativo su 52 punti di interferenza e l’eliminazione di ben 7 pozzi di acqua potabile di grande importanza per l’approvvigionamento idrico della Città di Torino ed ha chiesto di realizzare (prima dell’apertura del cantiere) altrettanti pozzi, per un costo di circa 52 milioni di euro.
Pur sottolineando la contrarietà all’opera, il Comitato Acqua Pubblico di Torino ha chiesto al Consiglio comunale di Torino e al Consiglio regionale del Piemonte di intervenire tempestivamente presso RFI affinché venga garantito il costante, completo e salubre approvvigionamento idrico della cittadinanza torinese.

L’ostinazione della Regione Piemonte
È un’opera inutile e distruttiva di risorse naturali e pubbliche e private, ma i decisori politici non ammettono il grave errore nonostante i danni siano perfettamente comprensibili. Essi hanno addirittura costituito, all’interno della Regione Piemonte, un irresponsabile e ingannevole Comitato di supporto alla realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, tratta nazionale Avigliana-Orbassano, invece di attivare un dibattito pubblico serio e plurale.

L’esclusione delle popolazioni dal processo decisionale
I cittadini sono in allarme e si mobilitano. L’Associazione Pro Natura Piemonte e i comitati No Tav di Avigliana, Rivoli, Rivalta e PresidioEuropa hanno rivendicato il diritto delle popolazioni residenti nei territori attraversati dalla nuova linea ferroviaria Avigliana-Rivoli-Rivalta-Orbassano di partecipare al processo decisionale appena iniziato da RFI, infrastruttura che viene imposta alle popolazioni residenti che la respingono dichiarando che è razionale solo l’Opzione Zero, ossia l’utilizzo della linea esistente.

Il richiamo alla Convenzione di Arhus, una Legge dello Stato
A questo proposito le sopracitate associazioni hanno inviato il 6 marzo 2026 un’istanza a RFI, al Ministero dell’ambiente e sicurezza energetica e al Commissario Straordinario Calogero Mauceri per richiamare l’obbligo previsto dalla Legge 108/2001 che ha ratificato 25 anni fa la “Convenzione di Århus»
Tale convenzione è la fonte giuridica internazionale che prevede il diritto alla partecipazione delle popolazioni nei processi decisionali per la realizzazione delle infrastrutture che impattano l’ambiente dove esse risiedono.
Ricordiamo a questo proposito la Sentenza del Tribunale Permanente dei Popoli del 2015 che ha richiamato espressamente questa Convenzione nel suo esame del progetto Torino-Lione.
L’art. 6 della Convenzione di Århus precisa che il coinvolgimento delle popolazioni deve avvenire nella fase iniziale quando tutte le alternative sono ancora praticabili e la partecipazione può avere un’influenza effettiva sulla decisione finale di realizzare o di non realizzare l’infrastruttura.

I presentatori dell’ISTANZA attendono le risposte di RFI, del MASE e del Commissario e sono pronti a controbatterle.
Più dettagli sono pubblicati qui: www.presidioeuropa.net/blog/?p=35460
Paolo Prieri, PresidioEuropa No TAV

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