Si prepara un nuovo Piano Regolatore per Torino
Nel corso del 2025, e soprattutto nella seconda metà dell’anno, sembra che sia entrato nel vivo il processo che dovrà portare la città di Torino all’adozione e infine all’approvazione del Progetto Preliminare di un nuovo Piano Regolatore, che archivierà dopo 30 anni il Piano del 1995 di Gregotti e Cagnardi, nato in un clima sociale ed economico molto diverso, caratterizzato dalla fine del ciclo della grande industria manifatturiera e automobilistica in particolare, verso il quale le associazioni ambientaliste assunsero posizioni assai critiche. Il piano Regolatore del 1995 nato in un clima politico e sociale molto diverso, era sicuramente “invecchiato”, ed era stato oggetto di 325 Varianti. Dopo quasi 25 anni, nel 2016, la Giunta Appendino scelse la via di una Revisione Generale del Piano, il cui Progetto Preliminare fu approvata dal Consiglio Comunale nel luglio 2020.
Per contro l’amministrazione oggi in carica, col Sindaco Lorusso, scelse nel giugno 2023 con una Delibera di Giunta, come indicato nel programma del Sindaco, di avviare il processo per dotare la città di Torino di un Nuovo Piano, atto politico assai impegnativo giacché su questa base si disegnerà il futuro della città per il prossimo ventennio. Scelta molto più complessa di una Revisione del Piano Regolatore, con un percorso prevedibilmente molto più lungo, data la complessità delle leggi urbanistiche nazionali e regionali. Scelta politicamente legittima, che tuttavia a nostro parere avrebbe dovuto partire sia pur criticamente dal Progetto già approvato in via preliminare di una Variante Generale, che già rivedeva il futuro delle Zone Urbane di Trasformazione ipotizzate da Gregotti e Cagnardi, coincidenti con gli insediamenti produttivi dismessi o in fase di dismissione (articolati soprattutto lungo l’asse del Passante Ferroviario e della Spina Centrale). Tale Progetto ridimensionava la capacità insediativa prevista nel 1995, adeguandola al presente di una città in forte calo demografico.
Il Piano era comunque da adeguare alle norme di carattere idrogeologico e paesaggistico approvate nel frattempo, per renderlo più chiaro e leggibile. Spiace che l’iter verso un Nuovo Piano Regolatore non parta da una valutazione critica ragionata del progetto di Revisione Generale del 2020 e dalle osservazioni allora pervenute da diversi soggetti.
Dopo l’atto di Indirizzo dell’attuale Amministrazione, ebbe inizio una “fase di ascolto” sul territorio denominata “Voci di Quartiere”, organizzata da UrbanLab, certo interessante, che però non partiva dalla illustrazione di una prima bozza di proposte in campo urbanistico da parte dell’Assessore Mazzoleni , e quindi restava molto sul generico.
Negli ultimi mesi del 2025 e in apertura del 2026 hanno avuto inizio in diverse Commissioni Consiliari Comunali le illustrazioni delle scelte normative e degli indirizzi del Nuovo Piano, dal titolo”Processo, strumenti e strategie in anteprima”, che dovrebbero portare all’adozione in Consiglio Comunale del nuovo Piano, dopo il passaggio nelle Circoscrizioni. Gli elaborati del Piano non sono ancora disponibili e richiederanno un grande lavoro per il loro esame.
Dopo l’adozione in Consiglio il nuovo Piano verrà reso pubblico e si aprirà la fase delle Osservazioni, a seguito delle quali si passerà all’adozione in Giunta Comunale della Proposta Tecnica del Progetto Definitivo, e alle Conferenze di Copianificazione che vedranno la partecipazione di Regione, Città Metropolitana e tutti gli Enti, dal Ministero dei Beni Culturali all’ARPA per gli aspetti ambientali, con un percorso che dovrebbe portare negli intenti di questa Amministrazione all’approvazione in Consiglio Comunale del Progetto Definitivo, prima della scadenza dell’attuale Amministrazione (primi mesi del 2027).
Il percorso è ancora lungo ed è in discussione in Regione la proposta di abbreviare i tempi delle Conferenze di Copianificazione per accelerare l’iter, nel contesto del provvedimento “Cresci Piemonte”, ancora in discussione, sostenuto anche dal Sindaco della città di Torino, sul quale abbiamo già espresso le nostre riserve, in quanto restringe i tempi per presentare osservazioni da parte di tutti i portatori di interessi diffusi, tra cui le Associazioni Ambientaliste, limitando i tempi di partecipazione in una materia di grande complessità, che disegna il futuro della città, e che dovrà essere sottoposta alla Valutazione Ambientale Strategica.
Quali saranno i tempi e le modalità per esaminare la complessa documentazione ed effettuare osservazioni? Fondamentale dovrebbe essere il ruolo delle Circoscrizioni nel rapporto con i cittadini: il che vuol dire esposizione pubblica delle tavole di piano, degli schemi grafici, delle rappresentazioni dettagliate delle planimetrie e delle perimetrazioni degli ambiti di trasformazione, delle reti ecologiche e infrastrutturali, delle aree verdi e dei parchi urbani, fluviali e collinari, degli edifici e dei complessi di valore storico e paesaggistico. Per il nuovo Piano si parla di ben 282 elaborati, alcuni prescrittivi ed altri di solo “indirizzo”. Ma ciò richiederà mesi di lavoro ai fini della presentazione degli elaborati, e riteniamo che i tempi siano molto ridotti.
Il Piano di Gregotti e Cagnardi, pur criticato dalle Associazioni Ambientaliste e dall’allora Coordinamento dei Comitati Spontanei di Quartiere, fu comunque esposto, illustrato e discusso in numerosi incontri e sedi locali, adottato nel 1993 e poi definitivamente approvato dalla Regione nel 1995. Temiamo che la necessità di chiudere l’iter entro l’orizzonte di questa Amministrazione consenta un tempo esiguo per garantire adeguate forme di partecipazione.
L’aspetto che viene presentato come più “innovativo” nel nuovo Piano è costituito dalla identificazione delle FRU (Figure di Ricomposizione Urbana) che identificano 8 aree vaste, legate soprattutto ai grandi nodi del trasporto pubblico (in particolare la Metro 2), che non avranno valore prescrittivo, ma non avranno un disegno unitario, ma una “regia pubblica”.
In questi vasti ambiti si prevede che le trasformazioni dovranno comportare la cessione al pubblico del 50% delle aree a Servizi, nelle loro varie articolazioni, per compensare l’incremento dei valori immobiliari in queste zone strategiche. Si tratterà di capire la qualità delle aree cedute al pubblico, la loro effettiva utilità, e soprattutto la loro successiva gestione in un regime che vede sempre più scarseggiare le risorse per la manutenzione ordinaria.
Riscontriamo nel nuovo Piano alcuni aspetti positivi, come la valorizzazione del ruolo dei Quartieri e delle diverse “centralità” di ogni quartiere. Si può valutare positivamente che le Aree di Trasformazione siano sottoposte a modalità meno “prescrittive” rispetto alle vecchie ZUT; apprezzabile l’enfasi sul riuso e sulla rigenerazione del tessuto urbano esistente, ma occorre poi valutarne la concreta attuazione, giacché sul tema Rigenerazione Urbana è in corso un fitto dibattito, specie dopo le note vicende dell’urbanistica milanese, così come si dichiara negli intendimenti dell’Assessore di voler prestare una maggiore attenzione alla “qualità urbana”. La popolazione di Torino non dovrebbe superare 1.050.000 abitanti secondo il nuovo Piano (come già previsto nella precedente Revisione Generale). Si dichiara poi di voler invertire la logica del consumo di suolo, ma vedremo come si articolerà davvero soprattutto nella previsione delle “compensazioni” ambientali e della loro qualità effettiva (si veda il caso del Nuovo Ospedale Torino Nord alla Pellerina!).
Si tratta poi di capire come funzionerà un metodo apparentemente interessante per cui non si riconoscono i classici “diritti edificatori” ad ogni area, bensì “capienza edificatoria”. Il nostro timore è che, come nel Piano del 1995, si attribuiscano “capacità edificatorie” a tutte le aree, comprese quelle inedificabili per vincoli di vario tipo (vedi ad esempio la Collina), mentre al contempo viene prevista la possibilità di acquistare sul mercato da altri proprietari “capacità edificatorie” per farle atterrare in ambiti di trasformazione. Il sistema degli “atterraggi” ha suscitato molte critiche nel precedente Piano e non vorremmo che fosse riproposto in forme analoghe. Nelle intenzioni dell’Assessore occorrerà prestare la massima attenzione ai “Servizi Ecosistemici” garantiti dallo sviluppo dei parchi e degli spazi verdi (anche privati), il cui sviluppo dovrebbe ispirarsi al Piano dell’Infrastruttura Verde.
Senza entrare in ulteriori argomentazioni che richiederanno un grande lavoro a cui dovrebbero collaborare esperti della materia, rimane poi il grande tema della “Perequazione Urbanistica”, a cui si dice dovrebbe ispirarsi il nuovo Piano; essa dovrebbe sancire una “equa ripartizione” di vantaggi e svantaggi tra le diverse proprietà coinvolte nei processi di trasformazione, con criteri di equità.
Emilio Soave


































